Rassegna Stampa
8 giugno 2011
Prima giunta, delibera per risparmiare 700 mila euro l’anno
Andrea Rossi - La Stampa
Parlamento, consigli regionali, provinciali e comunali sono pieni di eletti che contemporaneamente mantengono le proprie attività professionali». Meno di dieci secondi per regolare i conti con la Lega, che chiede lumi sul doppio incarico di Maurizio Braccialarghe, assessore alla Cultura e dirigente Rai. Ancor meno per spiegare che la contesa non ha fondamento: «Nessuna legge impone a un assessore di lasciare la sua professione». Nemmeno un cenno, invece, ai leghisti - sì, sempre loro - che continuano a invocare le sue dimissioni dalla Camera, ché sul punto Piero Fassino ha già detto tutto: lascerà lo scranno. Come e quando lo deciderà con i suoi collaboratori e con il segretario del Pd Bersani.
Chiusa la prima querelle sulla giunta - «io non ho altro da dire, adesso vorrei occuparmi della città perché è su quello che vorrei essere giudicato», taglia corto Braccialarghe, il diretto interessato» - il sindaco ha messo al lavoro i suoi assessori. E come fa il maestro con gli alunni - il paragone regge, per otto assessori su undici ieri era il primo giorno di scuola - ha assegnato i compiti a casa: entro la prossima riunione della sua «squadra», martedì prossimo, ciascuno dovrà consegnare un piano di lavoro, con tanto di obiettivi principali e tempi entro i quali raggiungerli. Spetterà poi al primo cittadino assemblare il puzzle, che sarà coerente con le parole d’ordine della sua campagna elettorale, e comporre le linee guida del suo mandato, che saranno abbozzate durante il primo consiglio comunale, mercoledì prossimo, e poi illustrate nei dettagli entro il 5 luglio.
Assegnati i compiti Fassino ha voluto lanciare un segnale, ai suoi assessori e ai torinesi. Come primo atto dell’amministrazione ha fatto approvare una delibera predisposta dall’assessore al Bilancio Gianguido Passoni che taglia del 40 per cento i fondi a disposizione degli assessori per reclutare gli staffisti: 90 mila euro l’anno ciascuno contro i 120 della scorsa giunta. Morale: «Spenderemo un milione l’anno anziché 1,7», fa i conti Passoni. E Fassino chiosa: «È un segnale di sobrietà e rigore».
Un segnale rivolto alla città. Non l’unico. Alla sua squadra Fassino chiede un rapporto costante con i torinesi: «Il governo di una grande città non si esaurisce nell’attività deliberativa. È necessario costruire un dialogo con la società e i suoi abitanti, un metodo di lavoro, non chiuso nelle stanze di Palazzo Civico ma sempre aperto al confronto con la città».
Lui darà l’esempio: a breve è previsto un incontro con i presidenti di circoscrizione, sentinelle nei quartieri, potenziali cinghie di trasmissione dell’azione di governo in ogni angolo di Torino. L’agenda del sindaco è fitta: oggi vedrà il presidente della Regione Roberto Cota e quello della provincia Antonio Saitta. Ancora da fissare - ma sarà comunque questione di ore - il faccia a faccia con l’amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne. Ieri, intanto, ha confermato quel che già era trapelato nei giorni scorsi: il City manager Cesare Vaciago resterà in carica fino al termine del 2012, quando maturerà i requisiti per la pensione.