In poche ore, lunedì, il governo italiano ha abbandonato il fronte degli scettici e, riconoscendo il Consiglio nazionale transitorio di Bengasi e non escludendo l’ipotesi di invio di armi ai ribelli, ha definitivamente voltato le spalle a Gheddafi. Un cambiamento di rotta clamorosamente disinvolto, e tuttavia nella direzione auspicata dall’opposizione, in particolare dal Pd.
Che cosa pensi della svolta italiana, Piero Fassino?
C’è quantomeno una certa spregiudicatezza e un’ulteriore manifestazione di forte oscillazione. Personalmente, non da oggi
penso – come ho sostenuto in modo esplicito – che sia stato un errore dare credito a Gheddafi e offrirgli riconoscimenti, che anziché sollecitarlo alla cooperazione ne hanno semplicemente accresciuto l’arroganza e la dispoticità. E quindi da tempo chiedevo una revisione della politica italiana nei suoi confronti.
E questo ora però è avvenuto.
Sì, è avvenuto, ma al termine di un percorso assolutamente altalenante. Siamo passati da Frattini che esalta la democrazia partecipativa dell’Assemblea del popolo della Jamahiriya a Berlusconi che arriva buon ultimo sulla crisi libica, preoccupato di «non disturbare Gheddafi», fino agli atteggiamenti ambigui nei giorni in cui bisognava decidere, in cui non si capiva se l’Italia condividesse o meno le scelte dell’Onu e della Nato. Poi il governo si è offerto di fare da mediatore con Gheddafi, e infine ora dice che potremmo dare armi agli insorti. Non vedo una grande linearità. Vedo un adeguamento un po’ improvvisato, per cercare di non essere fuori dagli eventi.
È stata eseguita una gincana, però alla fine il risultato è stato portato a casa.
Alla fine si puà anche dire ex malo bonum. Ma purché si sappia che al bonum siamo arrivati attraverso il malum.
E sul fornire le armi agli insorti?
È una scelta che deve fare la comunità internazionale e non un singolo paese. È la Nato, in particolare, che deve decidere se, arrivati a questo stadio, non sia preferibile fare una scelta nettamente a favore degli insorti.
Ma lei è favorevole?
La Nato, se vuole, ha la forza per piegare Gheddafi e indurlo a lasciare, senza che noi diventiamo i sostenitori di una guerra civile. Preferirei che fosse la comunità internazionale a risolvere il problema Gheddafi, piuttosto che favorire una guerra civile i cui esiti poi, magari, non siamo in grado di governare.
Ma non c’è stato un imbarazzo dell’opposizione riguardo a questa svolta del governo?
Non è imbarazzo. È che nessuno può assumere, in questo momento, una posizione che possa apparire
anche minimamente una difesa di Gheddafi.